Nuraghe di Barumini,

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Il complesso nuragico di Barumini, così come è visibile oggi con il maestoso nuraghe circondato da un ampio villaggio è il risultato di un’occupazione del sito durata quasi 2000 anni, dal 1600 a.C. circa, fino al III secolo d.C., in piena età romana. In origine il nuraghe complesso era costituito da cinque torri, quella centrale, chiamata anche Mastio, e quattro torri laterali unite da mura rettilinee, all’interno delle quali si trova il cortile interno, dotato un pozzo con sorgente attiva tutt’oggi. Le torri erano tutte formate da due piani sovrapposti e ancora oggi presentano intatto il soffitto del primo piano, mentre del secondo restano pochi filari di muratura ad eccezione della torre centrale, che conserva internamente entrambi i piani. La parte più alta delle torri, dove vi erano i terrazzi, era costruita molto finemente con blocchi di dimensioni inferiori a quelli utilizzati più in basso, squadrati con molta precisione e sovrapposti in più filari che terminavano con mensoloni sporgenti. Questi blocchi, crollati dalle posizioni originarie, furono rinvenuti in gran quantità durante gli scavi del nuraghe e sono attualmente esposti, parzialmente rimontati, lungo la recinzione dell’area archeologica. Attorno al nuraghe era presente un primitivo antemurale con tre torri, che circondava la struttura parzialmente e che era forse integrato con palizzate di legno.

Questa fase, che si data nel corso del Bronzo Medio circa a partire dal 1600 a.C. fino al 1200 a.C. ebbe termine appunto attorno a quest’ultima data, quando in seguito a gravi danno strutturali dovuti a motivi in gran parte ignoti, si procedette a una ristrutturazione del complesso su larga scala, che ne trasformò completamente l’aspetto. L’intero complesso fu rifasciato da una massiccia muratura che in pratica raddoppiò lo spessore totale del muro, l’ingresso fu spostato dal lato sud al lato ovest e anzichè trovarsi al livello del terreno come in precedenza, fu collocato a diversi metri di altezza, rendendo possibile l’accesso solo servendosi di una scala di legno. L’antico antemurale fu integrato e arrivò a coprire l’intera circonferenza del nuraghe, il muro era inframmezzato da torri, che con l’aggiunta di quattro nuove torri raggiunsero il numero totale di sette. Fu allora che al nuraghe fu dato l’aspetto imponente e massiccio che tutt’ora conserva.
Questa seconda fase terminò tra il Bronzo Tardo e il Bronzo Recente, quando l’area fu abbandonata per un certo lasso di tempo. Attorno al X secolo si data la rioccupazione del sito e la costruzione delle prime capanne, che andranno ad occupare non solo l’area circostante ma anche quella compresa all’interno dell’antico antemurale, sfruttandone spesso le murature superstiti per addossarvi le nuove costruzioni. Il questo periodo il nuraghe aveva già iniziato la lunga fase di decadenza che si protrarrà per tutto il corso dell’Età del Ferro e fino ad epoca romano imperiale, durante la quale fu utilizzato anche come cava di materiale da costruzione, come si può vedere osservando numerose capanne del villaggio parzialmente costruite con blocchi chiaramente provenienti dal nuraghe e addirittura, in età romana, come luogo di sepoltura, come testimoniano numerose tombe coi loro corredi, rinvenute durante gliscavi all’interno della struttura e specialmente nel cortile interno che in quest’epoca era già interrato per una notevole altezza.

Nel villaggio le case più interessanti sono quelle databili all’inizio dell’età del Ferro, cioè ai secoli IX, VIII e VII. Sono caratterizzate da una pianta complessa e irregolare, incentrata su un cortile centrale su cui si affacciano varie stanze; spesso è riconoscibile la cucina, dove si trovava il forno che in alcuni casi si è conservato riconoscibile fino ad oggi. Tra questo gruppo di abitazioni, molto interessanti sono anche due nelle quali si trova ben conservato un ambiente circolare dotato di una panca in pietra lungo il perimetro e con al centro un grande bacino di pietra che veniva forse utilizzato per riti domestici concernenti il culto dell’acqua. Interessante è anche la capanna delle riunioni, databile allo stesso periodo e caratterizzata dal perimetro circolare, sul cui lato interno corre una panca di pietra, mentre sulle pareti si trovano alcune piccole nicchie. Il sito è iscritto nella lista del patrimonio mondiale UNESCO. (FONTE: Il Portale Sardo www.ilportalesardo.it).